Sento per immagini.
Sono fotografie del mio passato.
Ancestrali ricordi della mia infanzia.
Riesco a percepirne il calore.
Bruciarsi il cuore.
Sento per immagini. Sono fotografie del mio passato. Ancestrali ricordi della mia infanzia. Riesco a percepirne il calore.
Io lo so, non chiamerà più. La presi a male parole di Tourette. Faccio un grosso sorriso a G. “Nascere una seconda volta, una strana sensazione…”.
Come un fiore di serpi. Striscia su un prato bagnato da un temporale primaverile. Fa infezione.
E mi vien forte, dopo aver giocato alle belle statuine. Forte la voglia di correre a casa. Schiantarmi contro un guard-rail. Spararmi una rivoltellata in testa con la 38 mm.
La sogno al mattino. Mi sento come da bambino. D’estate, a raccogliere more col cappello di paglia in testa. Cercando di non venire graffiato dai rovi. Muovendomi al rallentatore per evitare le spine. Una formula perfetta.
Sono a Milano. Mi applico, faccio bene. Oggi mi sono concentrato molto durante una sessione.
“Perché una postura corretta migliora l’attività celebrale”.
Esco di casa e sono svuotato. Ascolto i Beatles. “She’s the kind of girl you want so much It makes you sorry…”.
Vorrei essere rilasciato da mio Padre. Vorrei tornare a casa, crollare sul suo letto. Chiedergli di avere pietà. Di portarmi in un bosco e terminarmi. Perché un cavallo zoppo viene abbattuto sul circuito di corsa.
Vorrei rompermi in pianto nell’abbraccio di una ragazza.
Lunedì di Pasquetta, bevo invano. Come cenere strofinata su bucce di patate. Le luci gialle di Milano sembrano degli ufo. Perché la vita è meravigliosa. Ma possiamo rovinarla se vogliamo sentire di più.
In questo anno J. mi ha insegnato molto. A bere, ballare e mantenere vivo un discorso basato sul nulla. Tutto per farsi belli con le femmine. Io non ho appreso bene l’ultimo esercizio.
Come faccio a dire loro che mi vengono a noia dopo tre ore. Come posso io rispettarle se neppure hanno il cazzo. È tutto troppo frustante. Mi ubriaco e sviolino parole d’ambrosia. Incolpandole dei miei errori.
Per sempre, all’infinito.
Vedo la primavera. Non arrivava da tre anni. È stupenda, mi stringe il cuore. Sembra non abbia più paura del caldo.
Alaska dice che sono freddo come il giaccio. Parla dei miei atteggiamenti insopportabili. Il mio camminare a mezzo metro da terra. Mia madre non l’ha mai tollerato. Non è mai stato una dimostrazione di superiorità. Ero semplicemente distaccato.
Come faccio a calmarmi se la realtà reclama ad alta voce il mio nome. Sempre necessita di un mio intervento, decade perennemente. Per me tutto questo è di una violenza inaudita. Io non riesco ad accettarlo. Io non volevo.
Come quando mi ferisco e mi chiedono: “Ti fa male?”. Non è il dolore che temo. Le ferite sono legate al tempo. Ma le conseguenze, io ancora non le comprendo.
Non riusciremo mai a fissare il sole.
V.
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Commenti (2) |
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V..impressionante..gg
Scritto da: Aleao il 06/04/2010 |
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Mi sa che ci somigliamo un po. Maa tu sai scrivere quello che io penso
Scritto da: capocchia il 20/04/2010 |
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