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| Ho capito bene?
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| 25/05/2010 7.02.25
| Rinaldi |
Sembra ieri, eppure già sono 6 mesi che mi sono trasferito a New York.
Ho giocato pochissimo in questo periodo, purtroppo. Tutta la concentrazione adesso è diretta all’unico evento del WSOP che penso di giocare quest’anno, il PL Holdem championship da $10k del 20 Giugno. Struttura tecnicissima e campo ristretto (l’anno scorso circa 180 entranti) ma con dentro la creme de la creme del poker mondiale. Staremo a vedere. Intanto vi regalo un paio di aneddoti curiosi.
New York è una città interessante sotto molti punti di vista, dove è molto facile conoscere persone e stringere amicizie.
L’altra sera mi ritrovavo insieme a un amico in un bar situato in mezzo a una terrazza a un piano alto di un hotel, da dove si gode di una bella vista sulla parte centrale di Manhattan. Accanto a me si siede una giovane donna, dai lunghi capelli castani e dalle forme generose, messe in risalto da un’ampia scollatura in cima a un bel vestito color crema.
"Ciao", le dice il mio amico, "come ti chiami?" "Monica" risponde lei. E veniamo a sapere che è di origini italiane, che è originaria del New Jersey, che adesso vive in Florida e che è a New York per qualche settimana, per lavoro.
"Che lavoro fai?" le chiedo. "L’intrattenitrice privata", risponde. Al che il mio amico si irrigidisce un po’, e mi lancia delle occhiate severe che non riesco bene a decifrare. È chiaro tuttavia che lui, per chissa’ quale motivo, non è particolarmente interessato a proseguire la conversazione.
"In che senso", dico io, "cosa fai di preciso? Balli? Canti?". Al che lei ribatte, senza minimamente scomporsi: "Faccio... ogni cosa."
A quel punto il mio amico mi guarda con aria sconsolata e compassionevole allo stesso tempo, come a dire "possibile che non capisci?", ma io, con grande ingenuità e candore, insisto:
"E la tua amica che è seduta con te?" "Stesso business." " Ma lavorate insieme?" "Volendo, si".
Dentro di me sono ancora convinto che ci sia la possibilità che di fronte a me ci sia un duo di artisti eclettici, come quelli dei varietà di una volta, ai tempi della televisione in bianco e nero. Figuriamoci se due signorine eleganti e distinte come quelle... Decido quindi di porre la domanda decisiva:
"E di solito che livello di compenso si percepisce per una performance?" "Quattro." "Eh?" "Quattro. Cento. L’ora.".
All’improvviso la verità mi appare in tutta evidenza e mi lascia senza parole. Monica conclude la conversazione un po’ scocciata e si gira a dare un’occhiata al resto del bar, e il mio amico ha il buon cuore di non infierire, almeno a parole, ma non riesce a trattenere degli sguardi di superiorità. Vabbè, chi l’avrebbe mai detto?
La stessa serata, poco più tardi, conosciamo un paio di ragazze - questa volta oneste lavoratrici e non dedite al meretricio - ed un loro amico. Chiacchieriamo fino a che il bar non chiude e ci costringe a spostarci in un altro locale. Mentre camminiamo, una delle due mi si avvicina e mi dice, con aria severa:
"Posso chiederti un favore?" Certo, dico io. "Prima che la serata si concluda, potresti dire alla mia amica che ha ’great boobs’ [’un gran bel paio di t...’, NdT]?"
La richiesta ovviamente mi lascia basito, e rispondo che assolutamente non sono disposto a dire niente del genere. Ma lei insiste. "Ti prego, fammi questo favore", dice.
Mi chiedo se stiano cercando di tirarmi in mezzo a qualche scherzaccio. Ma la ragazza che mi ha posto la bizzarra richiesta ha un’aria matura e composta, colta e raffinata, ed è impossibile che abbia posto la richiesta con malizia.
Mi rendo conto che l’amica ha qualche kg in più, che hanno l’effetto, come dire, di ingrandire un po’ tutte le forme. Immagino che tra le due ci possa essere stata una conversazione a tale riguardo, e che quindi l’amica stia cercando, tramite me, di validare il suo personale giudizio. E poi sono le tre di notte e sono piuttosto stanco, quindi dopo aver razionalizzato il senso di tale insolita domanda, cedo e dico "Vabbe’, proprio per farti un favore".
Al nuovo bar siamo seduti intorno a un tavolino rotondo, io sono un po’ a disagio perchè non riesco a immaginare come posso fare per introdurre l’argomento, ormai ho promesso di fare il favore quindi mi sento in colpa se non dico niente. A un certo punto mi faccio coraggio e decido di buttarla li’:
"Sai cosa", dico, con grande nonchalance, "your boobs are quite big [’le tue t.... sono proprio grosse’, NdT], e per rimarcare glielo dico mentre sto fissando proprio quella parte del corpo.
L’amica, però, invece di ringraziarmi, spalanca la bocca, sgrana gli occhi, e dopo qualche secondo esclama: "Boots! [’stivali’, NdT] Avevo detto boots!! Ha ai piedi gli stivali nuovi che ha comprato oggi!".
Segue una fase concitata in cui: il mio amico sussurrando mi chiede se mi ha dato di volta il cervello; la ragazza con gli stivali, confusa e lievemente irritata, chiede se la stiamo prendendo per i fondelli; l’amica, costernata, cerca di rassicurarla che nessuno la sta prendendo in giro e che sono io che non ho capito niente.
Dopo qualche minuto si chiarisce l’equivoco, e fortunatamente la serata continua con serenità e senza ulteriori incidenti, ed anzi la ragazza con gli stivali esibisce una bella sportività e la prendiamo tutti sul ridere.
Io però sono tuttora convinto di aver capito bene...
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