E’ appena terminato lo show televisivo che ha riscosso più successo in questo inizio di millennio, ma probabilmente, dati alla mano, da sempre. Sto ovviamente parlando di Lost.
E’ appena terminato lo show televisivo che ha riscosso più successo in questo inizio di millennio, ma probabilmente, dati alla mano, da sempre. Sto ovviamente parlando di Lost.
Per chi non l’avesse mai visto: un aereo precipita su un’isola tropicale apparentemente deserta e i sopravvissuti devono scontrarsi con fenomeni paranormali, strane creature, viaggi temporali, realtà alternative e chi più ne ha più ne metta.
Devo essere sincero, Lost mi ha appassionato, ho passato lunghi momenti a discutere con amici sulle possibili teorie retrostanti la storia, sul futuro dei naufraghi e su possibili scenari.
La fine (senza troppa fantasia così è stato chiamato l’ultimo episodio), come tutte le fini, ha lasciato un po’ di amaro in bocca, non tutto è stato spiegato e alcune scelte degli autori, ai cervelli più acuti, sono sembrate campate per aria.
Qui mi fermo a riflettere su due temi, il primo: Lost nasce per intrattenere la massa, lo ha fatto per sei anni, è veramente giusto crocifiggere qualcuno se nell’ultima di oltre 120 puntate c’è qualche cosa che non va? Il secondo tema invece è quello di come la mente umana si sofferma su particolari inutili perdendo il senso della realtà: chiunque abbia visto qualche puntata de L’isola dei famosi, avrà visto in che stato i partecipanti si riducono anche dopo poche settimane: punture di insetti, unghie rotte, barbe lunghe, capelli arruffati; a Lost i personaggi erano sempre bellissimi, rasati come solo un barbiere vecchio stile avrebbe potuto radere, pettinati come per andare ad un matrimonio, mai un gonfiore, un arrossamento, borse sotto gli occhi, mai.
Che senso ha discutere se l’orso bianco su un isola tropicale non doveva esserci quando è molto più probabile riuscire a viaggiare nel tempo girando un’elica in una grotta di un’isola piuttosto che rimanere in quelle condizioni fisiche dopo mesi o anni laggiù!
Scherzi del nostro cervello.
Come si riflettono queste due cose nel poker? Nel primo caso, cerchiamo di vivere con filosofia, se in un torneo vinciamo 10 coin flip di fila e perdiamo quello al tavolo finale, siamo stati davvero sfortunati? Per quanto riguarda il secondo tema, mi viene in mente quando vedo dei giocatori che studiano i micro movimenti degli avversari per carpirne un tell, così per scoprire un bluff non si accorgono di tutte le volte in cui potevano approfittare di tutte le variabili più semplici di questo gioco per vincere molti più piatti e molte più chips.
Se ci troviamo su un’isola deserta non pensiamo all’orso polare o al mostro nero ma cerchiamo acqua e cibo!
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Commenti (1) |
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Era una ruota non un elica...
=)
Scritto da: Mr_Burz il 27/05/2010 |
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